Tecniche di Stampa


Tecniche grafiche di stampa

La parola grafica abbraccia sia il campo della stampa che quello del disegno, ma nel linguaggio cor­rente la si usa quasi esclusivamente per indicare l’assie­me dei mezzi di espressione artistica legati alla stampa.
Le più importanti tecniche di riproduzione grafica possono essere così raggruppate:

  • Incisione in cavo”  , che comprende:
    • la puntasecca, l’acquaforte, l’acquatinta e acquatinta allo zucchero.
  • Incisione in rilievo” , che comprende:
    • la xilografia e la linoleografia.
  • Stampa in piano” , a questo tipo di stampa appartengono la litografia e la serigrafia.

PUNTASECCA

Cominciamo col prendere in esame quelle che sono chiamate tecniche di incisione in cavo e parliamo del­la più importante; l’incisione con bulino, detta anche puntasecca: consiste nell’incidere, creando un solco mediante un bulino d’acciaio, una lastra di rame o di zin­co, nella misura necessaria perché, il solco possa ospi­tare l’inchiostro che successivamente si depositerà me­diante la pressione del torchio sul foglio di carta.
Viene considerata una delle tecniche di riproduzio­ne grafica tra le più tini, in quanto l’artista, non deve ave­re il minimo ripensamento su quanto deve eseguire, ed una preparazione notevole come disegnatore.
Qualora sbagliasse un solo segno l’artista dovrà buttar via giorni, talvolta settimane, di lavoro.
La lastra di rame che l’artista incide viene inchio­strata a caldo per permettere all’inchiostro di penetrare nel solco creato dal bulino.
Si prosegue quindi nella pulitura della lastra. Con l’aiuto di stracci, di carta e alla fine col palmo della mano, si porterà la lastra alla sua naturale lucentezza. A questo punto abbiamo la lastra carica di colore.
Il foglio di carta dovrà essere immerso in acqua perché si inumidisca, in modo che la carta sia sufficientemente flessibile nella pressione che il torchio eserciterà. Dopo di che, con il foglio ancora umido si procederà alla stampa.
Mediante un torchio calcografico, e poggiando la lastra incisa sul foglio di carta, si eserciterà una pressio­ne molto forte sulla lastra, facendola passare tra i due rulli d’acciaio del torchio stesso. A questo punto il colore depositato nei solchi dell’incisione, verrà trasportato sul­la carta ed il lavoro di stampa è terminato.
Per ogni passaggio di colore occorre rifare tutto il lavoro di inchiostratura e pulitura della lastra.
Normalmente si cerca di limitare la tiratura delle copie, ossia il numero degli esemplari da stampare, ad un quantitativo limitatissimo, perchè la lastra dopo i primi trenta passaggi, avrà subito una deformazione ed il segno (o solco) si sarà appiattito a causa della forte pressione dei rulli.
Infatti dall’inizio del XIX secolo si procede alla acciaiatura delle lastre, cioè si ricopre la lastra di rame di un sottile strato di acciaio, mediante il processo di elettrolisi.

ACQUAFORTE

E da questo liquido corrosivo infatti, che prende il nome una delle più antiche tecniche di riproduzione grafica.Usata sin dal 1510, l’acquaforte consiste nel ricoprire la superficie di una lastra di rame o di zinco, di un materiale che non possa essere corroso dall’acido; per lo più, a questo scopo si usa la cera d’api, il bitume giudaico, o il mastice di lacrime.
Una volta ricoperta tutta la superficie della lastra, mediante una punta, si procede alla graffiatura, cioè si disegna sulla lastra asportando la cera e si libera la parte tracciata con la punta.
Terminato il lavoro di graffiatura si controlla che il risultato ottenuto sia equivalente a quello desiderato e qualora vi fossero dei particolari errati, si può procedere alla correzione riapponendo sulla lastra dell’altra cera e apportando le dovute correzioni.
Dopo un ulteriore controllo si passa alla fase di morsura.
In un’apposita bacinella si provvede a diluire con le opportune percentuali, l’acido nitrico e immergendo la lastra si inizia il processo di corrosione, cioè l’acido scava la lastra in quei punti dove la cera è stata asportata.
A seconda del tempo di morsura si ottiene un solco, sulla lastra, più o meno profondo.
Terminato questo lavoro si rimuove tutta la cera dalla lastra e si passa alla fase di stampa seguendo lo stesso procedimento utilizzato per la stampa della ” puntasecca “.

ACQUATINTA

Anche questa tecnica si basa sugli stessi procedi­menti dell’acquaforte ossia la morsura della lastra per mezzo dell’acido nitrico.
Viene usata quasi esclusivamente per creare delle sfumature di colore e quindi un uso complementare a quello dell’acquaforte.
L’intervento sulla lastra è indiretto; infatti le sfuma­ture si ottengono con la sovrapposizione sulla lastra di un pulviscolo sottile di “pece greca”, poi fissata a caldo.
La pece in questo caso evita la corrosione della la­stra in quei punti dove si va a posare. Il procedimento di morsura e di stampa è simile a quello dell’acquaforte. Nel procedimento dell’acquatinta allo zucchero, rispetto alla normale acquatinta, cambia solo il fatto che invece della “pece greca” si usa una soluzione composta da zucchero, inchiostro di china e acqua. Con il pennello si spalma questa soluzione nelle parti della lastra dove si deve produrre l’acquatinta e si fa asciugare.
Quando la lastra è asciutta la si immerge nell’acqua, e lo zucchero sciogliendosi crea delle screpolature nella vernice.
Sottoponendo quindi la lastra al procedimento di morsura, l’acido corroderà quei punti screpolati e non intacca quelli protetti. Questa era una tecnica molto usata dal grande pittore Pablo Picasso.

INCISIONE

Esempio tipico dell’incisione in rilievo è la xilografia.
Dal greco, (Xilos = legno e grafia = incisione, scrittura) la parola stessa ci indica che il supporto usato è una lastra di legno ben stagionato, preferibilmente il pero; il procedimento per la preparazione del supporto di stampa è quello di asportare dalla superficie del legno tutte quelle parti che non dovranno essere inchiostrate e che nel foglio appariranno bianche.
Con dei bulini, delle lame, delle frese, si eliminano le varie parti della lastra inutili e viene lasciata in rilievo soltanto la superficie da inchiostrare. Cosi come avviene con il “timbro” le parti in rilievo depositano l’inchiostro sulla carta per mezzo di un torchio che esercita una pressione molto leggera.
Questa è forse una delle più antiche tecniche grafiche in uso sin dal 1300 circa.Variando solo il supporto, invece del legno il lino­leum, si ha la linoleografia.È una tecnica che viene usata soprattutto perchè la superficie da incidere è molto malleabile e permette risultati più facili da conseguire.
Nel 1958/60, Picasso presentò una serie di 45 linoleografie a colori, ottenute con un procedimento innova­tivo, in quanto riuscì ad utilizzare una sola lastra, parten­do da colori di fondo ed asportando dei particolari, ad ogni passaggio di colore.

LITOGRAFIA

Dal greco litos = pietra e grafia = incisione, scrittura, la litografia consiste nel tracciare dei disegni con del­le matite e degli inchiostri litografici su una particolare pietra calcarea ben levigata. Analizziamo bene il procedimento: gli elementi importanti da tener presente sono i seguenti, la pietra calcarea che ha la prerogativa di essere porosa, l’acqua e il grasso. La pietra calcarea ha la proprietà di trattenere sia l’acqua che il grasso. Il grasso invece rifiuta l’acqua. Disegnando quindi con l’inchiostro litografico, a base di grasso, il colore si depositerà solo nelle zone toccate dalla matita.
Rifiuterà di depositarsi invece nelle altre zone che vengono bagnate con l’acqua.
Inchiostrando e poi stampando sempre con il torchio, il colore dalla lastra si deposita sulla carta.
Da un po’ di tempo a questa parte invece della pietra, si usano delle lastre di zinco, che sono più economi­che e più leggere, quindi molto più maneggevoli.

SERIGRAFIA

Procedimento tecnico che prevede l’utilizzo di teli di seta, opportunamente tesi su dei telai di legno.
La preparazione dei supporti di stampa, non avviene direttamente sui telai di seta, ma su dei fogli di carta plastificata trasparente e il disegno viene eseguito con dei colori diluiti ad acqua.
Allorquando il disegno è ultimato si prosegue con la fase di incisione del telaio: questo viene cosparso di gelatina fotosensibile e posando il foglio già disegnato sul telaio, si espone lo stesso ad una luce molto forte, che permette, mediante i raggi ultravioletti, alla gelatina di essiccarsi in quei punti esposti alla luce e non protetti dall’ombra del disegno.
Effettuata l’incisione del telaio, si lava lo stesso con getti d’acqua per poter liberare i pori della seta nei quali la gelatina non si sia essiccata.
Avremo quindi un telo di seta con pori liberi e pori ostruiti.  Tale ostruzione serve perché il colore nella fase di stampa venga trattenuto nella parte superiore dello stesso.
Si monta il telaio di seta su una apposita macchina serigrafica e si procede alla stampa.
Posto il foglio di carta sopra il piano di stampa, pre­mendo contro la seta, il colore trasuda dai pori aperti e si deposita sulla carta.
Per l’usura limitata che subisce il telaio, è possibile con la serigrafia stampare elevate tirature ed è pertanto molto usata anche nel settore pubblicitario.

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Van Gogh : degradazione da UV


Van Gogh paintings ‘degraded by UV-

driven reaction

Banks of the Seine

The Van Gogh paintings examined include Banks of the Seine

Scientists have identified why the bright yellows in some of Vincent van Gogh’s paintings have turned brown.

A complex chemical reaction is behind the deterioration of the works.

The finding is a first step to understanding how to stop some of the Dutch master’s most famous paintings from fading over time.

The results, published in the journal Analytical Chemistry, suggest shielding the affected paintings as much as possible from UV and sunlight.

Uncovering the secrets of the chemical reaction required the scientists to use an array of analytical tools.

These included the intense X-ray beams produced at the European Synchrotron Radiation Facility (ESRF), a world-leading centre for the study of the structure of materials in Grenoble, France.

Sunlight can penetrate only a few micrometres into the paint, but over this short distance, the researchers found it could trigger a hitherto unknown chemical reaction turning chrome yellow into brown pigments, altering the original composition.

The scientists employed a microscopic X-ray beam to reveal a complex chemical reaction taking place in the incredibly thin layer where the paint meets the varnish.

The vibrancy of new industrial pigments such as chrome yellow allowed van Gogh to achieve the intensity of, for example, his series of Sunflowers paintings.

He started to paint in these bright colours after leaving his native Holland for France where he became friends with artists who shared his new ideas about the use of colours.

Problem mixture

The researchers found that a change in the oxidation state of the element chromium (from chromium 6 to chromium 3) was linked to the darkening of chrome yellow paint.

The X-ray beam research carried out at ESRF also showed that chromium 3 was especially prominent in the presence of chemical compounds which contained barium and sulphur.

Based on this observation, the scientists speculate that van Gogh’s technique of blending white and yellow paint might be the cause of the darkening of his yellow paint.

Co-author Koen Janssens commented: “Our next experiments are already in the pipeline.

“Obviously, we want to understand which conditions favour the reduction of chromium, and whether there is any hope to revert pigments to the original state in paintings where it is already taking place.”

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Analisi non invasiva coloranti


Nondestructive Identification of Natural and Synthetic Organic Colorants in Works of Art by Surface Enhanced Raman Scattering

Abstract

Abstract Image

We present a new method based on surface-enhanced Raman scattering (SERS) for the nondestructive identification of organic colorants in objects whose value or function precludes sampling, such as drawings, prints, historic and archeological textiles, handwritten or printed documents, and forensic evidence. A bead of a polymer hydrogel loaded with a solution containing water, an organic solvent, and a chelating agent is used to extract minimal amounts of the colorants from the work of art for SERS analysis. Using a gel as a medium for the solvent mixture confines its action only to the areas of the work of art covered by the gel bead. The gel bead is then removed from the work of art, covered with a drop of Ag colloid, and examined with a Raman microscope. Transfer of the dye from the substrate to the gel does not require removing a sample from the work of art, therefore preserving the physical integrity of the object. Spectrophotometric color measurements confirm that color change is below the limit perceivable by a human observer. Finally, the size of the polymer bead can be reduced to a fraction of a millimeter in order to further minimize any impact on the work of art, without detriment to the effectiveness of the method. The technique has been successfully used for the analysis of a mordant dye on the 15th century Netherlandish tapestry, “The Hunt for the Unicorn”, and of a synthetic lake pigment on a Meiji period Japanese woodblock print.

Marco Leona†, Peter Decuzzi‡, Thomas A. Kubic‡, Glenn Gates§, and John R. Lombardi

Department of  Scientific Research, The Metropolitan Museum of Art, 1000 Fifth Avenue, New York, New York 10028, United States

‡ John Jay College of Criminal Justice, CUNY, 445 West 59th Street, New York, New York, 10019, United States

§ The Walters Art Museum, 600 N. Charles Street, Baltimore, Maryland 21201, United States

Department of Chemistry and Center for Analysis of Structures and Interfaces (CASI), The City College of New York, New York, 10031, United States

Anal. Chem., 2011, 83 (11), pp 3990–3993   DOI: 10.1021/ac2007015                           Publication Date (Web): April 28, 2011      Copyright © 2011 American Chemical Society

E-mail: marco.leona@metmuseum.org Phone: (212) 396-5476. Fax: (212) 396-5466

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Tecniche Analitiche


Tecniche Analitiche per lo Studio dei Beni Culturali- Fotografia della fluorescenza indotta da radiazioni UV

La stimolazione di luce visibile mediante eccitazione ultravioletta, chiamata fluorescenza UV, riveste un ruolo importante nei metodi dell’indagine diagnostica nel campo dei beni culturali, con applicazioni che non si limitano alle superfici pittoriche, ma risultano di grande interesse per lo studio delle diverse tipologie dei manufatti.
L’osservazione in UV, in quanto metodo d’indagine non invasivo, ha trovato un largo impiego per l’immediatezza della risposta, ma anche per la praticità e semplicità con cui tale indagine può essere eseguita: qualsiasi operatore, disponendo di una lampada di Wood dai costi limitati rispetto ad altri tipi di attrezzature diagnostiche, può facilmente effettuare una o più osservazioni della fluorescenza semplicemente oscurando l’ambiente di lavoro.

L’impiego di sorgenti ultraviolette nell’indagine delle opere d’arte cominciò alla fine degli anni Venti con la realizzazione, da parte del fisico americano Robert William Wood (1868-1955), di un filtro in vetro a base di ossido di nichel che blocca la radiazione visibile ma è trasparente alla radiazione UV. Da questo tipo di vetro, utilizzato per creare lampade filtrate, si ottengono sorgenti di sola radiazione UV (chiamate ancora oggi lampade di Wood o talvolta sorgenti di luce nera perché non percepibili dall’occhio umano) che inducono fenomeni di fluorescenza.
L’osservazione della fluorescenza ultravioletta può differenziare e/o evidenziare la presenza di materiali che non risultano chiaramente distinguibili in luce visibile, permettendo talvolta l’identificazione delle diverse sostanze o comunque segnalandone addensamenti in strati o situazioni non omogenee altrimenti non individuabili.
Il fenomeno della fluorescenza riguarda prevalentemente i materiali organici che possono dare risposte diverse (fluorescenze colorate) secondo la loro natura chimica. Generalmente queste fluorescenze aumentano d’intensità con il procedere dell’invecchiamento delle sostanze stesse.
La stimolazione della fluorescenza ultravioletta può essere indotta anche in materiali inorganici, definiti chimicamente puri, dalla presenza di sostanze in quantità infinitesime, resti dei processi di fabbricazione delle stesse oppure da impurità presenti per cause diverse (degradi naturali, precedenti interventi, infiltrazioni, ecc.).

Tratto da: http://www.opificiodellepietredure.it/index.php?it/1/home

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Arte: Michelangelo all’Asta


Arte: Michelangelo, all’asta bozzetto per affresco

perduto ‘Battaglia di Cascina’

Uno dei rari disegni di Michelangelo Buonarroti (1475-1564) ancora in mani private, uno dei bozzetti superstiti per l’affresco ”La battaglia di Cascina”, sara’ battuto all’asta da Christie’s a Londra martedi’ 5 luglio nella vendita dedicata agli ‘Old Masters’. Disegnato in uno dei momenti cruciali della carriera dell’artista rinascimentale, si tratta di uno dei 24 studi preparatori del perduto affresco ”La battaglia di Cascina” e l’unico ancora in mano di un collezionista privato.

Secondo un portavoce di Christie’s, il bozzetto, che raffigura uno studio anatomico di un uomo nudo visto di spalle, puo’ spuntare un prezzo tra i 3 e i 5 milioni di sterline. Sara’ offerto per la prima volta all’asta da quando il disegno michelangiolesco fa parte da oltre trent’anni della stessa collezione privata europea ed e’ stato visto finora una sola volta in pubblico, in occasione della mostra dedicata a Michelangelo all’Albertina di Vienna nel 2010.

Prima dell’asta di luglio, lo schizzo sara’ presentato da Christie’s al pubblico a New York, Hong Kong e Londra. Tra l’agosto e il settembre 1504, venne commissionato a Michelangelo l’affresco ”La battaglia di Cascina”, una guerra vinta dai fiorentini contro i pisani nel 1364 nei pressi di Cascina. Di quest’opera, destinata alla Sala Grande del Consiglio in Palazzo Vecchio, realizzo’ solo il cartone, eseguito presso lo Spedale dei Tintori a Sant’Onofrio, e terminato nel 1505, ma che e’ poi andato perduto.

Tratto da: AdnKronos

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PALAZZO SPINELLI Corso Biennale in Restauro Cartaceo


RESTAURO DI MATERIALE LIBRARIO E ARCHIVISTICO,CARTACEO E FOTOGRAFICO
Corso biennale
2011-2012
Durata: 1.820 ore
Periodo: da lunedì 10 ottobre 2011 a venerdì 21 giugno 2013
Scadenza iscrizione: martedì 20 settembre 2011
Prossima Edizione: da lunedì 8 ottobre 2012 a venerdì 20 giugno 2014
Costo:
Primo Anno 2011-2012: Euro 8.600
Secondo Anno 2011-2012: Euro 8.600
Tassa di esami finali: Euro 500

Qualifica / Titolo rilasciato dal corso
Tecnico Qualificato in Restauro di Materiale Cartaceo

Il corso è organizzato dalla Fondazione Alinari in Largo Alinari 15, in partenariato con il nostro Istituto e con l’Università Internazionale dell’Arte.
Gli interessati possono richiedere informazioni alla direzione del nostro Istituto, oppure direttamente alla Fondazione Alinari .

Curriculum del corso dell’Istituto per l’Arte e il Restauro “Palazzo Spinelli”
260 studenti diplomati e 2.600 interventi dal 1982
Breve storia del Dipartimento di Restauro di di beni librari e archivistici (studenti, opere restaurate, cantieri, stage)

Curriculum della Fondazione Alinari”
40 studenti diplomati e 400 interventi dal 1996
Breve storia del Dipartimento di Restauro materiale fotografico e cinematografico (studenti, opere restaurate, cantieri, stage)

ITER FORMATIVO

Durata dei corsi
Il corso è organizzato in un biennio, di 1820 ore, seguito da un terzo anno di perfezionamento opzionale, di 920 ore.

Primo Anno:
10 ottobre 2011 – 15 giugno 2011
Secondo Anno:
8 ottobre 2012 – 21 giugno 2012

Le attività del corso
Il numero di ore di attività, indicato nel piano di studi, comprende: lezioni teoriche e metodologiche, lezioni pratiche in laboratorio, visite a mostre e imprese del settore, conferenze e interventi di esperti, seminari di studio, ricerca e documentazione in biblioteca o all’esterno, esercitazioni ed esperienze interne ed esterne, cantieri di restauro, eventuali stage e tirocini, attività pratiche guidate, verifiche intermedie, preparazione della tesi finale, diffusione dei risultati finali degli studenti, azioni di accompagnamento ed orientamento al lavoro.
Il corso prevede un alto numero di ore dedicate alle attività tecnico-didattiche svolte nei laboratori e nei cantieri (70 – 80% del monte ore complessivo).

Servizi del corso
La quota di partecipazione comprende l’assistenza didattica, tutte le attrezzature e i materiali di uso generale nei laboratori, i principali materiali e i dispositivi di protezione per i lavori di gruppo, un camice bianco, i materiali didattici di ogni singola materia, l’assicurazione infortuni e responsabilità civile, il rilascio di certificati di frequenza e di attestati. I partecipanti possono inoltre accedere gratuitamente durante il periodo del corso al MNAF-Museo Nazionale Alinari della Fotografia durante l’orario di apertura e visitare sia le mostre temporanee che le collezioni permanenti.

Gli interventi di restauro in laboratorio e in cantiere
La Fondazione Alinari fa intervenire gli studenti in laboratorio su manufatti qualificabili come beni culturali, previa autorizzazione delle competenti Soprintendenze, sotto la responsabilità didattica e su altri manufatti originali sempre sotto la responsabilità professionale dei docenti del corso. Inoltre la Fondazione fa intervenire i partecipanti su materiali originali provenienti dalle storiche collezioni della Fratelli Alinari.

Stage o attività pratiche guidate
Nell’ambito del corso biennale, è previsto un periodo di stage o tirocinio o attività pratica guidata fino a un massimo di 200 ore da svolgere prevalentemente nel secondo anno.

PIANO DI STUDI

Discipline artistiche, tecniche e scientifiche applicate al restauro
Storia dell’arte
Storia e teoria del restauro
Elementi di Paleografia e Archivisticia
Elementi di Bibliografia e Biblioteconomia
Elementi di chimica, fisica e biologia
Chimica dei materiali e dei solventi
Tecniche diagnostiche
Informatica
Restauro digitale
Elementi di legislazione dei beni culturali
Conservazione di materiali cartacei e fotografici
Sicurezza e salute nel lavoro
Elaborazione progetti e preventivi
Tecniche economiche e finanziarie
Elementi di climatologia
Tecniche fotografiche
Elementi di catalogazione e documentazione
Esercitazioni pratiche in laboratorio
Disegno e tecniche di integrazione cromatica
Tecnologia dei materiali
Tecniche di legatura
Restauro di beni librari e archivistici
Restauro di disegni e stampe
Restauro di materiale fotografico

Note sul Sistema dei Crediti (Regione Toscana: DD 3679 del 6 novembre 2009)
Tutti i corsi sono articolati per U.F., Unità Formative che sono correlate, in uscita, ad un meccanismo di attestazione delle competenze apprese o maturate durante il percorso educativo.
Il sistema dei crediti consente di misurare la quantità di lavoro dello studente e affianca la valutazione qualitativa della preparazione espressa in centesimi per il voto finale di diploma. Ogni credito formativo è pertanto la misura della quantità di lavoro/apprendimento che viene richiesto ad uno studente in possesso di adeguata preparazione iniziale per acquisire le conoscenze e le competenze previste dai singoli corsi di studio. Un credito equivale mediamente a 25 ore di lavoro di apprendimento, tra lezioni in aula, laboratori, esercitazioni, stage, seminari e convegni, ricerca e studio individuale.

DESTINATARI

Ammissione al I anno
Il corso è a numero chiuso: la classe è riservata ai primi 12 candidati che avranno perfezionato l’iscrizione. I candidati devono essere in possesso di un diploma di maturità.
La Fondazione Alinari accetta le iscrizioni solo dopo un’attenta verifica delle motivazioni individuali, dei titoli di studio e delle eventuali certificazioni di lavoro. Possono essere ammessi anche coloro che, pur non possedendo il titolo di studio richiesto, possono certificare tre anni di esperienza nel settore. L’Istituto si riserva di convocare il candidato per un colloquio individuale preliminare a Firenze.

Ammissione di studenti stranieri
Le lezioni sono tenute in lingua italiana. Poiché sono eminentemente pratiche non richiedono una conoscenza approfondita della lingua italiana. Sono pertanto ammessi gli studenti stranieri di qualsiasi nazionalità, a condizione che abbiano una conoscenza della lingua italiana sufficiente per la frequenza delle lezioni e per la presentazione agli esami finali. Il grado di conoscenza dell’italiano, a parità di requisiti nella graduatoria, costituisce criterio di valutazione ai fini dell’ammissione al corso. Tale conoscenza viene verificata da un docente incaricato della valutazione dei requisiti d’ingresso.
Agli studenti stranieri viene pertanto suggerito di frequentare un corso di lingua italiana presso l’Istituto Italiano di Cultura del loro Paese, oppure, presso una Scuola di Lingua Italiana a Firenze.

Riconoscimento di crediti in ingresso
Ogni percorso formativo deve incrementare il livello delle competenze già possedute dal partecipante, ovviamente in relazione agli obiettivi finali da raggiungere.
Per questi motivi, la Fondazione prevede idonee ed adeguate procedure di accertamento delle competenze in ingresso nella fase di raccolta delle richieste di partecipazione, come segue:
1. Esame dei titoli di studio e delle certificazioni di lavoro. I candidati sono pregati di inviare la copia di tutti gli attestati che hanno attinenza con il corso scelto.
2. Comparazione tra i programmi di studio delle materie superate oltre il diploma di maturità e i programmi di studio delle discipline comprese nei corsi della Fondazione.
3. Verifica dei requisiti in ingresso validata e verbalizzata dal Comitato di Valutazione. Il Comitato ha sede a Firenze ed è presieduto da un membro esterno, scelto tra quelli accreditati dalla Regione Toscana, a garanzia della correttezza e della trasparenza delle verifiche.

Nel caso in cui tale verifica dovesse concludersi con una idoneità da parte del candidato, vi sarebbe il riconoscimento dei crediti e la conseguente dispensa a frequentare quelle Unità Formative le cui competenze siano già in possesso della persona.
Ogni credito in ingresso comporta una riduzione della quota di partecipazione che è stabilita dalla Direzione in base ad una tabella di corrispondenza dei programmi di studio.

ESAMI FINALI

Gli esami per il conseguimento del Diploma hanno luogo di regola entro la fine del corso.
La Commissione di esami è composta dai docenti della Fondazione e dai rappresentanti designati dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Firenze e dalle Associazioni di categoria.

L’esame comprende una “prova pratica di simulazione” di un progetto (elaborati tecnici e prove scritte) e un colloquio sui risultati delle prove pratiche simulate e su alcune discipline caratterizzanti scelte dalla Commissione.
Possono essere somministrate anche prove integrative di tipo oggettivo (test a risposta multipla, domande chiuse, questionari a completamento, ecc.) finalizzate alla verifica del possesso di singole conoscenze o capacità riferibili alle aree di attività: tali prove sono considerate solo un complemento alle prove pratiche di simulazione. Lo studente può dimostrare la propria preparazione anche con la presentazione integrativa di studi e ricerche.

Attestati e Diplomi
Il superamento dell’esame consente il conseguimento dei seguenti titoli:
• Attestato di qualifica professionale di “Tecnico Qualificato in Restauro del Materiale Cartaceo” rilasciato dalla Regione Toscana
• Diploma in “Restauro del Materiale Cartaceo” rilasciato dalla Fondazione Alinari e dall’Istituto per l’Arte e il Restauro
• Certificato delle Competenze acquisite.

Riconoscimento dei corsi e dei titoli di studio
Ai sensi della Legge Nazionale n. 845 del 21.12.1978, la Regione Toscana ha organizzato la formazione professionale regionale con proprie regole e disposizioni che rispettano le indicazioni europee e gli accordi con lo Stato italiano. I riconoscimenti sono concessi dalla Provincia di Firenze ai sensi dell’art 17 comma 1 lett.b della L.R. 32/2002. La Fondazione è accreditata dalla Regione Toscana con codice di accreditamento n. FI0722.

Il titolo di qualifica professionale, in quanto rilasciato da una Regione delegata dallo Stato italiano, ai sensi della Legge Nazionale n. 845 del 21.12.1978, è valido su tutto il territorio nazionale.
Il titolo è anche valido nei Paesi dell’Unione Europea in quanto la validità delle qualifiche professionali avviene in conformità di un SG sistema generale di riconoscimento, regolamentato con due direttive generali (89/48/CEE e 92/51/CEE), modificate dalla direttiva 2001/19/CE.
Informazioni dettagliate all’indirizzo http://ec.europa.eu

PROCEDURA GENERALE PER L’AMMISSIONE E L’ISCRIZIONE AL I ANNO DEL BIENNIO DI RESTAURO

1. Per effettuare l’iscrizione, lo studente deve inviare la Domanda di Ammissione, la quale sarà esaminata dal Comitato Scientifico della Fondazione.

2. In pochi giorni la Fondazione Alinari comunica se la domanda è stata respinta o accettata. In caso di accettazione, lo studente dovrà inviare la seguente documentazione:
– copia della carta di identità o del passaporto,
– una foto a colori,
– il curriculum vitae formato europeo,
– copia dell titolo di studio di scuola media superiore,
– copia di altri titoli scolastici o professionali,
– eventuali certificazioni di lavoro e lettere di referenza.

Questa documentazione può essere consegnata a mano o inviata per posta alla Segreteria (Largo Alinari 15, 50123 Firenze), oppure per fax (+39 055 2382857) o per email (circosta@alinari.it, fondazione@alinari.it).

3. La Fondazione esamina la documentazione ricevuta, determina l’eventuale riconoscimento dei crediti in ingresso, ne stabilisce il valore economico con la corrispondente riduzione della quota di partecipazione ed invia allo studente il Regolamento Amministrativo, con l’invito a perfezionare l’iscrizione entro una data prestabilita.

4. Per perfezionare l’iscrizione, il candidato ammesso al corso deve inviare via fax (+39 055 2382857) o per posta il Regolamento Amministrativo debitamente firmato insieme con la ricevuta del bonifico bancario attestante il versamento della prima quota di iscrizione.

5. La Segreteria invia allo studente iscritto il Certificato Ufficiale di Iscrizione per posta.

I versamenti possono essere effettuati direttamente presso la Segreteria Amministrativa oppure tramite vaglia postale intestato a: Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia, Largo Alinari 15 – 50123 Firenze.

Inoltre i versamenti possono essere effettuati mediante bonifico bancario sul conto corrente della Fondazione presso la banca Cassa di Risparmio di Firenze, Agenzia 6, Via Nazionale n. 93R, FIRENZE
IBAN: IT 72 M 0616002806000013889C00 – BIC/SWIFT: CRFI IT 3F

http://www.spinelli.it/ita/corsi-restauro.asp?ID=65

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Mnaf Museo Alinari Firenze


CORSI ALINARI ESTIVI DI RESTAURO 2011 (LUGLIO e SETTEMBRE)Mnaf Museo Alinari Firenze

SONO APERTE LE ISCRIZIONI

La Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia è lieta di presentare i
Corsi Estivi 2011

Corso luglio 2011 di Restauro della Carta e della Fotografia

Obiettivo:
Il corso è rivolto a coloro che intendono ricevere una conoscenza di base sulle principali problematiche legate alla conservazione e restauro della carta e della fotografia, sia teoriche che pratiche, nella prospettiva di indirizzarsi verso corsi di maggiore approfondimento. Per accedere al corso è sufficiente essere in possesso di un titolo di scuola media superiore e/o di specifiche esperienze professionali nel settore.
Programma:
Il corso è di 128 ore di lezioni complessive e si svolgerà dal 4 al 29 luglio 2011. Esperti della Fondazione Alinari e del suo Laboratorio di Restauro della Fotografia ed esperti dell’Istituto per l’Arte e il Restauro di Firenze esporranno le metodologie e gli standard di intervento per la conservazione e restauro dei materiali cartacei e fotografici, con un Modulo di 96 ore sul Restauro Materiali Cartacei (Le operazioni preliminari al restauro, Analisi dei degradi biologici, fisici, chimici, La scheda di restauro, Metodi di intervento di restauro, Pulitura a secco, Trattamenti umidi, Asciugatura e rizollatura, Restauro carta: consolidamento, risarcimento strappi, ricostruzione lacune, velinatura, rifilatura, imbrachettatura, spianamento) e un Modulo di 32 ore sul Restauro della Fotografia (Identificazione delle tecniche fotografiche, Analisi dei degradi biologici, fisici, chimici, Conservazione e restauro di materiali fotografici dalle origini fino alla fotografia del Novecento – primi procedimenti su carta, stampe fotografiche, negativi fotografici, fotografie a colori, album fotografico -, Cenni di storia della fotografia, Inventariazione e catalogazione, Sistemi e materiali di archiviazione
La sede:
Il Corso si svolgerà nella sede della prestigiosa e storica istituzione fiorentina Fratelli Alinari in Largo Alinari 15 e al MNAF-Museo Nazionale Alinari di Fotografia in piazza Santa Maria Novella 14a.
Struttura e orario:
Da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 13.00, dalle ore 14.00 alle ore 18.00, tranne il lunedì dalle ore 14.00 alle ore 18.00 e il venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00, per 32 ore settimanali e per un totale complessivo di 128 ore.
Modalità di iscrizione:
Il corso è a numero chiuso, per un massimo di 12 partecipanti, con una selezione delle domande di partecipazione da parte della Commissione Scientifica in base alla valutazione del Curriculum Vitae inviati con la domanda. Le domande dovranno essere inviate alla Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia (fondazione@alinari.it, emanuela.sesti@alinari.it, circosta@alinari.it ) entro e non oltre il 19 giugno 2011. Verrà data conferma dell’accettazione della domanda entro il 21 giugno 2011. Una volta accettata la domanda il partecipante formalizzerà l’iscrizione attraverso una modulistica apposita che sarà fornita per mail e l’invio della copia della ricevuta di versamento della quota di iscrizione.
Costo:
La quota di partecipazione di Euro 2100,00 (duemilacento) – esente IVA ai sensi dell’art. 10 del DPR 633/72 – dovrà essere versata al momento della conferma dell’iscrizione.

Corso settembre 2011 di Restauro Carta, Legatura e Fotografia

Obiettivo:
Il corso è rivolto a coloro che intendono ricevere una conoscenza di base sulle principali problematiche legate alla conservazione e restauro della carta, del libro e della fotografia, sia teoriche che pratiche, nella prospettiva di indirizzarsi verso corsi di maggiore approfondimento. Per accedere al corso è sufficiente essere in possesso di un titolo di scuola media superiore e/o di specifiche esperienze professionali nel settore.
E’ possibile partecipare ad uno o più moduli o all’intero ciclo.
Programma:
Il corso è di 96 ore di lezioni complessive e si svolgerà dal 12 al 30 settembre 2011. Esperti della Fondazione Alinari e del suo Laboratorio di Restauro della Fotografia ed esperti dell’Istituto per l’Arte e il Restauro di Firenze esporranno le metodologie e gli standard di intervento per la conservazione e restauro dei materiali cartacei, librari e fotografici, con un Modulo di 32 ore sul Restauro Carta dal 12 al 16 settembre (Le operazioni preliminari al restauro, Accenni all’analisi dei degradi biologici-fisici-chimici, La scheda di restauro, Pulitura a secco e per via umida, Asciugatura e rizollatura, Restauro carta: consolidamento, risarcimento strappi, ricostruzione lacune, velinatura, rifilatura, imbrachettatura, spianamento), un Modulo di 32 ore sul Restauro Legatura del Libro dal 19 al 23 settembre (Composizione del fascicolo, Fogli di guardia, recupero fogli di guardia originali e realizzazione nuove carte di guardia,
Ripartizione del dorso: posizionamento corretto dei nervi di cucitura e delle catenelle,Principali tecniche di cucitura, Uso del telaio, Diversi tipi di nervo. Capitelli, Dorso e piatti della coperta, Legature in pergamena, cuoio, tela e carta su materiale archivistico e librario, Contenitori per conservazione: diverse tipologie), un Modulo di 32 ore sul Restauro Fotografia dal 26 al 30 settembre (Identificazione delle tecniche fotografiche, Analisi dei degradi biologici, fisici, chimici, Conservazione e restauro di materiali fotografici dalle origini fino alla fotografia del Novecento – primi procedimenti su carta, stampe fotografiche, negativi fotografici, fotografie a colori, album fotografico-, Cenni di storia della fotografia, Inventariazione e catalogazione, Sistemi e materiali di archiviazione).
La sede:
Il Corso si svolgerà dal 12 al 23 settembre presso i laboratori dell’UIA-Università Internazionale dell’Arte, Villa Il Ventaglio, e dal 26 al 30 settembre nella sede della prestigiosa e storica istituzione fiorentina Fratelli Alinari in Largo Alinari 15 e al MNAF-Museo Nazionale Alinari di Fotografia in piazza Santa Maria Novella 14a.
Struttura e orario:
Da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 13.00, dalle ore 14.00 alle ore 18.00, tranne il lunedì dalle ore 14.00 alle ore 18.00 e il venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00, per 32 ore settimanali e per un totale complessivo di 96 ore.
Modalità di iscrizione:
Il corso è a numero chiuso, per un massimo di 12 partecipanti, con una selezione delle domande di partecipazione da parte della Commissione Scientifica in base alla valutazione del Curriculum Vitae inviati con la domanda. Le domande dovranno essere inviate alla Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia (fondazione@alinari.it, emanuela.sesti@alinari.it, circosta@alinari.it ) entro e non oltre il 25 luglio 2011. Verrà data conferma dell’accettazione della domanda entro il 30 luglio 2011. Una volta accettata la domanda il partecipante formalizzerà l’iscrizione attraverso una modulistica apposita che sarà fornita per mail e l’invio della copia della ricevuta di versamento della quota di iscrizione.

Costo:
Quota per 3 moduli totale 96 ore: Euro 1.600,00 (milleseicento)
Quota per 2 moduli totale 64 ore: Euro 1.000,00 (mille)
Quota per 1 modulo totale 32 ore: Euro 600,00 (seicento)
La quota di partecipazione – esente IVA ai sensi dell’art. 10 del DPR 633/72 – dovrà essere versata al momento della conferma dell’iscrizione.
Informazioni generali
Comitato Scientifico:
• Claudio de Polo, Presidente Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia di Firenze
• Emanuela Sesti, Dirigente Corsi di Formazione Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia di Firenze
• Luigi Tomassini, Università degli Studi di Bologna

Attestato di partecipazione: alla fine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Le lezioni sono tenute in lingua italiana. Sono ammessi gli studenti stranieri di qualsiasi nazionalità, a condizione che abbiano una conoscenza della lingua italiana sufficiente per la frequenza delle lezioni.

I partecipanti del corso avranno inoltre la possibilità di accedere e visionare materiali cartacei e fotografici in originale conservati nelle Raccolte Museali Alinari, nonché visitare il MNAF. Museo Nazionale Alinari di Fotografia e la mostra temporanea presente.
Pagamenti: sul conto corrente della Fondazione presso la banca CASSA DI RISPARMIO DI FIRENZE – agenzia 6, via Nazionale 93.95r – IBAN: IT72M0616002806000013889C00) o tramite Assegno Circolare direttamente presso l’Amministrazione della Fondazione oppure tramite vaglia postale intestato a: Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia, Largo Alinari 15, 50123 Firenze.
Per ulteriori informazioni sul corso rivolgersi a:
Vincenzo Circosta tel. 055.216310 – fax. 055.2646990 circosta@alinari.it oppure fondazione@alinari.it
Emanuela Sesti, tel. 055.2395235 – fax 055.2382857 emanuela.sesti@alinari.it
Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia
Largo Alinari 15, 50123 Firenze
www.alinarifondazione.it
La Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia è Agenzia Formativa accreditata da Regione Toscana con codice di accreditamento n. FI0722 ed è certificata ISO 9001:2008

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Torre di PISA : finito il restauro


SCHEDA PROGETTO

Luogo: Piazza dei Miracoli, Pisa
Committenza: Ministero per i Beni e le Attività culturali
Progetto e direzione lavori: “Comitato per gli interventi di consolidamento e restauro della Torre di Pisa” e Istituto Centrale per il Restauro ICR
Responsabile del progetto di restauro materico: Arch. Gisella Capponi (vedi cartello ufficiale)
Tempi progetto: periodo complessivo 1990-2008
Tempi di realizzazione: periodo complessivo 1994 – 2009
Fotografie: courtesy of
– Gisella Capponi ICR (foto riguardanti il restauro materico e i ponteggi),
– Bonfiglioli riduttori (foto delle fasi di estrazione della terra)
– Opera Primaziale Pisana


Intro

Il cantiere di restauro della torre di Pisa sta giungendo a termine: nel 2009 saranno completati i lavori iniziati nel 1994 in seguito alla chiusura al pubblico, avvenuta per ragioni di sicurezza, nel 1990. Ripercorriamo quì le principali tappe di un cantiere durato ben diciotto anni, un lungo periodo, giustificato dall’estrema delicatezza dell’intervento, dalla necessità di eseguire sofisticate analisi e dai mesi di attesa richiesti fra una fase di consolidamento statico e l’altra.

La torre pende
Il campanile di Bonanno Pisano, tipica espressione dell’architettura romanico pisana, fu costruito nel corso di diversi secoli a partire dal 1173. I primi quattro ordini furono realizzati nel giro di pochi anni, poi la costruzione fu interrotta e ripresa solamente un secolo dopo, quando fu registrata e documentata la prima forma di pendenza della torre verso il lato nord. Il terreno della piazza dei miracoli, come tutto il territorio pisano, è soggetto al fenomeno di subsidenza e cedeva sotto il peso degli edifici.
Il carico della torre, che al termine della costruzione degli otto ordini raggiungeva un’altezza di 54 metri, concentrava su una superficie di poco più di 300 mq, ben 14.000 tonnellate.
Nonostante i numerosi interventi di consolidamento, la pendenza ha raggiunto nel corso dei secoli il suo massimo nel 1993 quando la distanza fra il centro della base circolare e la proiezione della cima a terra misurava 4,47 metri.
In seguito alle recenti operazioni di restauro statico e strutturale, la torre ha recuperato ben 44 cm (circa mezzo grado di inclinazione) un intervento che è costato complessivamente 25 milioni di euro. Dal 2001 la torre è stata riaperta al pubblico ed è partito il restauro materico e decorativo (oggi ancora in via di completamento).
Oggi il rischio che la torre penda nuovamente in modo pericoloso è scampato per i prossimi 250 anni.

Piazza dei Miracoli (1) la torre con il ponteggio circolare (2) Rilievi di Cresy
e Taylor del 1817 (3) vista dal basso (4)

L’analisi
Una volta chiuso il monumento al pubblico è iniziata l’analisi dello stato di fatto; un sistema di sensori e strumenti di misurazione è stato collocato all’interno dei diversi piani della torre: qui si concentravano sismometri, catene termometriche, inclinometri, estensimetri, piezometri e molti altri strumenti: ogni minima variazione di inclinazione, di temperatura, di incidenza del vento e delle piogge, di alterazione delle fessure era monitorata. L’insieme degli apparecchi permetteva di misurare variazioni di pendenza dell’ordine di grandezza di 1/36.000 di grado.
La pendenza della torre ha contribuito a provocare due differenti tipologie di degrado delle superfici lapidee a causa delle diverse modalità di scorrimento delle acque fra un lato e l’altro.
Sul lato più esposto, il dilavamento dell’acqua ha provocato fenomeni di erosione, disgregazione, formazione di patine gassose e incrostazioni calcaree; mentre, sul lato “sottopendenza”, si è depositata, causando il formarsi di croste nere.
I ricercatori hanno progettato, insieme alla Scuola Normale Superiore di Pisa, un sistema informatico (Akira Gis server) che a partire da una base fotogrammetrica traduce in formato digitale tutte le superfici esterne e quelle interne, con le rispettive lesioni (7000mq). I ricercatori sono così in condizioni di gestire l’enorme quantità di dati, tradurli in tavole vettoriali, statistiche e cronologiche in base alle esigenze di studio e condividere una piattaforma di scambio.

mappatura del degrado sistema Akira Gis (1), analisi sugli effetti sismici (2)
distribuzione sensori (3) tomografia (4) sulla struttura (2,3,4)

“Restauro” statico
Al momento della chiusura al pubblico della torre il pericolo maggiore da scongiurare era il crollo della stessa: l’inclinazione, raggiunti i 5,5 gradi, andava fermata. Il primo intervento geotecnico provvisorio è stato quello di “legare” la torre con dei tiranti ancorati a contrappesi di piombo (circa 600 tonnellate di peso).
Prima di trovare la tecnica giusta è stato fatto un primo tentativo, poi abbandonato perché risultato troppo rischioso, di creare un nuovo basamento sotterraneo e ancorarlo con 10 tiranti d’acciaio, sempre sotterranei, posti alla profondità di 45 metri. Per costruire questo anello in cemento precompresso, data la vicinanza con la falda acquifera, si rendeva necessario congelare il terreno. Fatti i primi tentativi di congelamento del suolo la torre iniziò muoversi pericolosamente, si dovette optare per un’altra soluzione.
La nuova tecnica proposta dal presidente del Comitato internazionale per la salvaguardia della torre (l’ingegnere geotecnico M.Jamiolkowski) è stata quella di asportare progressivamente terra sotto alle fondamenta per procedere quindi con un cedimento controllato della torre. La delicatezza dell’intervento ha reso necessario un test di sottoescavazione da eseguire in un altro punto della Piazza dei Miracoli per poter verificare il comportamento del terreno.
Compiuto l’esperimento con successo, la terra è stata trivellata per mezzo di piccoli canali attraversati da fili diamantati che, grazie all’abrasione, asportavano la materia verso l’esterno. Una volta svuotati, i canali cedevano sotto la pressione del monumento. Nel complesso sono state eseguite 41 perforazioni che hanno portato all’estrazione di 38 metri cubi di terreno.

ancoraggio con i piombi (1), estrazione della terra (2),
saggi nel terreno (foto Bonfiglioli riduttori 3,4)

test di escavazione della terra sul modello (1) escavazione
(foto Bonfiglioli riduttori 2) ponteggio nella canna della torre (3,4)

Restauro materico decorativo
L’ultima fase dei lavori è costituita dal restauro conservativo, progettato e seguito dall’Istituto Centrale per il Restauro da un team guidato dall’arch. Gisella Capponi. L’operazione ha reso necessaria una graduale acquisizione di fondi, per un totale di 5,5 milioni di euro, che sono stati erogati in parte dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in parte dall’Opera della Primaziale Pisana e infine dagli introiti del gioco del lotto.
L’analisi della struttura muraria ha evidenziato la compresenza di molti litotipi differenti.
L’ampia varietà si spiega da un lato con la necessità, verificatasi già nei primi anni della costruzione, di sostituire elementi, soprattutto colonne, della costruzione a causa delle particolari condizioni statiche. Così le colonne e i capitelli originariamente in marmo di San Giuliano sono state progressivamente sostituite con elementi in marmo bianco di Carrara (quasi più della metà degli elementi). Il restauro conservativo, tanto per illustrarne la complessità, ha reso necessario ben 11 sistemi di pulitura come ad esempio l’uso di acqua atomizzata, gli impacchi eseguiti con solventi, l’intervento micromeccanico, l’uso del laser o l’impregnazione localizzata  ad ogni pietra per cui ad ogni lesione corrisponde un trattamento adeguato.

esfoliazioni della pietra di S.Giuliano (1) croste nere dei capitelli (2)
pulitura con acqua nebulizzata (3) pulizia con microscalpelli (4)

pulitura al laser (1) tecniche di pulitura (2) consolidamento per
immersione (3) primi test di restauro (4)

Il ponteggio circolare
Il progetto del ponteggio ha richiesto specifiche particolari: leggerezza, ancoraggi adattabili alle differenti condizioni di appoggio dovuti alla pendenza e basso impatto ambientale, tutte richieste vincolate da un apposito capitolato d’appalto redatto per il ponteggio.
I restauratori dovevano poter accedere dall’esterno alle colonne, ai capitelli e ai marcapiano dei singoli ordini senza coprire l’architettura: il simbolo di Pisa non poteva essere nascosto dai tradizionali “impacchettamenti” informi.
La soluzione è stata un ponteggio anulare a sbalzo, con due camminamenti esterni, realizzato in una lega di alluminio-zinco-magnesio (chiamata Carpental). La struttura argentea ad anello è stata spostata verso l’alto col procedere dei lavori mitigando l’impatto visivo sul monumento.

ponteggi a sbalzo in carpental (1,2,3,4)

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Haim Baharier


Salve…                  

ecco un’altra mia piccola provocazione… qualcosa che stuzzica il pensiero… qualcosa che fa riflettere… accompagnati da questo grande saggio Haim Baharier, il quale,  come dice Moni Ovadia, attraverso il suo insegnamento mette in crisi… non da certezze…  cambia continuamente i piani dell’evidenza verso i piani dell’intelligenza…….

Vale la pena approfondire… questa è solo una mentina da gustare, insieme alle antiche carte che si intravedono……

http://youtu.be/oAoSOaQ4bWA

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Arrampicatevi sugli Affreschi di Santa Croce


Questa notizia parla di un avvenuto restauro, non di materiale cartaceo, ma di affreschi….affreschi ubicati nella Basilica di Santa Croce di Firenze…..a due passi dal mio laboratorio e quindi non potevo ignorarla…anche perché secondo me è un ‘occasione davvero da non perdere !!!!!

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-05-08/arrampicatevi-affreschi-082109.shtml?uuid=AaxjVKVD

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